Viaggi nello spazio e nel tempo 
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Segovia - San Millan

Segovia, patrimonio UNESCO dell'umanità, è stata capitale del regno di Castiglia e residenza dei re dal XIII al XV secolo.

A mille metri sul livello del mare avvolta dalle mura medievali, Segovia dispiega il suo fascino tra l'Alcazar e l'aquedotto romano.

E' certamente una città capace di conservare le memorie: dall'acquedotto romano alle iscrizioni arabe, all'Alcazar (rifatto diverse volte a partire dall'XI secollo).

Il suo periodo di massimo splendore probabilmente fu quello che seguì alla 'reconquista' del 1088 fino al trasferimento della corte di Castiglia da Segovia a Toledo nel XV secolo.

A questo periodo risale la splendida chiesa di San Millan.


San Millan (secondo quanto tramanda Braulione, suo agiografo del VI secolo e vescovo di Saragoza) visse tra il V e VI secolo.

Era figlio di un pastore e pastore sua volta fino a quando, verso i vent'anni, non decise di farsi eremita e si ritirò nella Sierra della Demanda allora praticamente spopolata (...non che ora si stia stretti!).

Visse per 40 anni in eremitaggio fino a quando il suo Vescovo lo nominò parroco.
Fu però oggetto dell'invidia dei parroci limitrofi (fu accusato di disperdere i beni della chiesa per darli ai poveri!) e declassato di nuovo a semplice eremita, cosa che il buon Millan accettò di buon grado.

Fu il fondatore dei monasteri di Cogolla di Yuso e Suzo ospite dei quali qui passò a miglior vita a 101 anni, del tutto indifferente alla conquista araba di quei territori.

Dopo la morte assunse invece un ruolo importantissimo.

Da tranquillo e umile eremita si trasformò in guerriero partecipando direttamente - a tre secoli dalla morte - alla battaglia di Simancas del 939 e divenendo il Santo di riferimento della 'reconquista'.

Viene infatti ritratto con una spada fiammeggiante in mano.

Nei suoi monasteri si formò e visse Gonzalo de Berceo, il primo poeta in lingua castigliana.
Nel monastero di Yuso sono conservate le 'glossae emilianensis' che sono i più antichi documenti noti in castigliano e in basco.


Quando Alfonso I de Aragon (el Batallador) sposa nel 1109 doña Urraca I de León (matrimonio dichiarato poi nullo per mancanza di eredi...) e diviene 'emperador de todas las Españas' pensa bene di sdebitarsi col Santo dedicando a Millan la chiesa di Segovia.

E doveva essere grande la riconoscenza del battallador vista la magnificenza delle decorazioni.


La chiesa romanica esprime al meglio il gusto del tempo: due gallerie porticate decorazioni eseguite dai migliori tagliapietra dell'epoca sui modiglioni, sui capitelli e perfino nelle formelle sottotetto tra un modiglione e l'altro.

Centinaia di testimonianze del sentire del XII secolo consegnate ai nostri occhi. Il tempo ci ha certamente privato del piacere di leggere molte di queste testimonianze, ma quanto rimane non è poco!

La prima cosa che salta agli occhi è la continuità del romanico spagnolo col romanico europeo dei quegli anni.
I simboli sono gli stessi che si possono ritrovare tra la Sicilia e la Normandia, tra il Portogallo e la Serbia. Testimoniano una unità culturale impressionante della quale gli europei sono figli (o forse figli degeneri, dato che spesso fanno a gara per negarla!) in tempi nei quali la comunicazione era affidata - invece che a internet - alle abili mani di valenti tagliapietra.

Primo simbolo tra tutti la sirena a due code: è rappresentata almeno tre volte all'esterno della chiesa e una volta all'interno (dei capitelli all'interno non diamo conto perchè per fotografare è necessario il permesso del Vescovo).

Spicca poi una bellissima chimera con tanto di testa di capra sul dorso, centauri arcieri, Sansoni intenti a smascellar leoni, contorsionisti-acrobati, musicisti, omini itifallici, l'uomo che esibisce la lunga barba...

Di impronta 'locale' il pellegrino (col bastone in mano e la conchiglia di Santiago sulla sinistra in alto), figurine di lavoro ordinario (l'uomo con la falce...), le cicogne (onnipresenti nella regione). E molti altri illegibili per le ingiurie del tempo o per la limitatezza delle nostre conoscenze.

Comunque un prezioso tesoro di immagini che ci è stato consegnato nove secoli fa.