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SASSOFERRATO
Abbazia di Santa Croce dei Conti Atti


L'abbazia di Santa Croce dei Conti a Sassoferrato (Ancona) nasconde al suo interno una chiesa romanica decisamente interessante.

I conti Atti, signori feudali del luogo, eressero nel luogo una fortificazione che ospitò poi una abbazia che crebbe fino ad inglobare la chiesa probabilmente preesistente.

L'abbazia divenne molto importante nel XIII e XIV secolo: nel 1327 l'abate divenne governatore di Sassoferrato e l'abbazia giunse ad avere nelle sue dipendenze oltre 40 chiese.

La chiesa venne edificata presumibilmente tra il 1000 e il 1100 ricorrendo ampliamente ai materiali della vicina antica città romana di Sentinum.

(Nel 295 A.C. presso Sentinum si svolse la 'battaglia delle nazioni' dove l'esercito Romano ebbe la meglio su una coalizione composta da Etruschi, Sanniti, Galli Senoni ed Umbri. Quella vittoria permise a Roma il controllo dell'intera Italia centrale.)

C'è chi vuole che la chiesa sia stata edificata sul sito di un tempio dedicato a Mitra (la riproduzione del sole conservata in uno dei locali adiacenti alla chiesa lo indicherebbe...).

C'è chi la vuole tra i luoghi dei Templari (vi è una croce di Malta vicino all'ingresso) e voci che riferiscono di uno strano interesse per la chiesa di nazisti e fascisti (ma qui sconfiniamo nei territori di Indiana Jones...).

Per chi si diletta di arte medievale le rappresentazioni sui capitelli recano la 'firma' di un artista Longobardo.
Basta guardare alla sirena bicaudata su un pilastro addossato ad uno dei muri portanti: la faccia a pera, gli occhi rappresentati in rilievo, la forma della bocca e le orecchie a sventola sono note stilistiche che la fanno attribuire, oltre ogni ragionevole dubbio, alle mani di un tagliapietra Longobardo.

Uno sguardo ad opere Longobarde quali l'altare di Rachis a Cividale o la sirena sull'ambone della Pieve di Gropina permette a chiunque di riconoscere lo stesso marchio di fabbrica.

E' possibile che il tempio sia stato costruito recuperando oltre alle colonne romane di Sentinum anche materiali di un tempio preesistente di fattura Longobarda.

Del resto nella vicina valle del Cesano avevano trovato casa i Bulgari alleati dei Longobardi e lo stesso Sassoferrato era territorio ai margini di quel 'corridoio Bizantino' che collegava la Pentapoli a Roma: più che legittimo quindi ipotizzare un insediamento longobardo di un certo rilievo.
Probabilmente la chiesa è stata costruita intorno all'anno mille riutilizzando largamente - come si usava allora - materiale da costruzione e decorazioni provenienti da edifici precedenti: non solo colonne da Sentinum ma anche capitelli Longobardi.

La chiesa è sorretta da quattro massici pilastri al centro ai quali sono state addossate semicolonne in granito e pietra calcarea, provenienti da Sentinum.

Gli elementi decorativi del portale e dei capitelli sono omologhi - per esempio - a quelli di S. Paolo Vendaso e altre chiese dell'XI secolo, ma decisamente più 'ricchi' ed elaborati.

Due capitelli sui pilastri narrano storie: uno rappresenta una crocefissione e l'altro invece illustra una storia che non siamo riusciti ad identificare con certezza.

Nella scena della crocefissione Cristo è fissato alla croce con quattro chiodi: dal 1200 in poi si fissa il Cristo con un unico chiodo per i due piedi.

Nell'altra bellissima scena un omino itifallico armato di spada tiene la mano sulla testa di un bambino (o un fedele?).
A destra è rappresentata (con vista dall'alto) una belva, probabilmente una manticora.

Una manticora molto simile e vista da sopra si trova - curiosamente - sul portale della cattedrale di Trani.

Interessante anche il capitello nel quale l'uomo tiene sottomesse due belve.

Altri capitelli ospitano un intreccio di basilischi, chimere, elefanti, aquile ed altri simboli riprodotti con cura da mani certamente molto abili: un gioello romanico tutto sommato giunto a noi in buono stato e che meriterebbe di essere più valorizzato.

Certamente la storia di questa chiesa è complessa ed articolata e forse nei dettagli non la conosceremo mai: rimane comunque un luogo di grande bellezza e fascino.