Viaggi nello spazio e nel tempo 
Time & Space Travels
Fuentidueña (Segovia)
Iglesia de San Miguel


Entusiasmo figurativo!

Non c'è altro termine per descrivere le decorazioni della chiesa di San Miguel a Fuentidueña, paese di circa 150 abitanti nei pressi di Segovia.

I tagliapietra medievali hanno progressivamnete affinato l'arte di raccontar storie decorando capitelli e modiglioni.
All'interno delle chiese, in Spagna come in tutta Europa, il clero imponeva la rappresentazione di storie legate alla Bibbia, alle vite dei Santi o con complicati significati simbolici.
All'esterno invece veniva concessa una grande libertà espressiva: i tagliapietre potevano sbizzarrirsi con figurazioni più dirette e finanche audaci.

E' normale - nelle chiese dell'XI e XII secolo - vedere rappresentato, talvolta anche dentro le chiese, l'uomo itifallico (termine colto per indicare un omino col pene in erezione - spesso di dimensioni esagerate...) o la donna 'esibizionista' con la vulva al vento.

Il cristianesimo si era sovrapposto un po' ovunque a religioni che avevano nei culti della fertilità uno dei punti di forza. La nuova religione - per essere competitiva - doveva in qualche modo includere le componenti più suggestive e popolari della vecchia.
E' stato un processo che ha riguardato l'intera Europa.
Giusto per per esemplificare, in Italia c'è la chiesa di San Secondo a Cortazzone e Saint Vigor a Cheux in Francia.

Ma una rappresentazione così esplicita di un gioioso amplesso l'abbiamo vista solo sotto il tetto di San Miguel!

E' probabile che moltissime chiese dell'epoca in tutta Europa godessero di decorazioni simili.
Non dobbiamo dimenticare che gli edifici religiosi sono 'cose vive' e quindi soggetti, oltre che alle ingiurie del tempo, a restyling basati sul cambiamento della morale e del gusto e quindi moltissimo materiale è stato 'cancellato' (come nel caso della cattedrale di Trani).

L'area tra Segovia e Sepulveda ha goduto di una notevole ricchezza tra il X e il XII secolo per il fatto di essere un'area di scambio tra mondo Arabo e mondo Cristiano, per poi precipitare in un sostanziale abbandono fino ai giorni nostri: le chiese romaniche della zona sono state perciò costruite ma - per nostra fortuna - poi non sono state soggette al 'normale' aggiornamento (e cancellazione di quanto non era più politicamente corretto) e costituiscono per noi una imperdibile 'istantanea' su quegli anni.

Nel medioevo le chiese oltre a servire alle esigenze del culto erano anche luoghi di riunione, di decisione politica, di amministrazione della giustizia, di incontro, di festa e di gioco.
Nella cattedrale di Ginevra - ad esempio - i chierici, finite le funzioni religiose e smessi gli abiti talari, si dedicavano ad un gioco simile alla pallavolo dentro la cattedrale...

Era perciò naturale richiamare sui modiglioni e sui capitelli le canzoni dei trovatori, gli argomenti dei chierici erranti, le storie dei bestiari, le leggende di una cultura orale certamente ricca e largamente condivisa.
La scrittura era un'arte riservata a pochissimi mentre la decorazione su pietra era un vero e prorio strumento di comunicazione di massa, e come tale accuratamente impiegato.
(Forse lo era anche la pittura ma, per sua natura, purtroppo meno idonea a superare otto secoli...)

Nell' XI e XII secolo esistevano vere e proprie compagnie di tagliapietra che giravano l'Europa offrendo la loro opera per la decorazione di cattedrali, ma non disdegnavano neppure le chiesette di centri grandi e piccoli.

La scoperta del potere di 'far parlare le pietre' è una delle invenzioni fondamentali del Romanico.

Nell'area al confine tra mondo Cristiano e mondo Arabo, qual era allora la zona di Segovia, c'era probabilmente un elemento in più: la necessità di competere con la bellezza architettonica del mondo Arabo.
Gli Arabi - per motivi religiosi - limitavano la decorazione ad elementi geometrici e vegetali.
Una chiesa ricca di 'pietre parlanti' poteva coinvolgere il visitatore con un messaggio del tipo: 'Vedi come nelle pietre sono scritte le tue storie? E quante storie che tu sai riconoscere! Tu appartieni a questa squadra e non alla squadra Araba!'

Oltre al 'canecillo erotico' sui modiglioni sottotetto si può scorgere una 'fuga in Egitto', quattro sirene a due code, animali reali più o meno riconoscibili (due sono intenti ad assicurare la continuazione della specie), una galleria di personaggi, animali fantastici dal significato simbolico (bella la centaura che offre il seno a una figura purtroppo rovinata): un universo di figure in gran parte comune alle chiese di Spagna e d'Europa ma reso da artigiani esperti e di grande vivacità espressiva.

A Fuentidueña, oltre alla chiesa di San Miguel si possono visitare il Convento francescano de San Juan de la Penitencia (risalente in parte al VI secolo), l'Hospital del San Lázaro (XI sec, vi si curavano i lebbrosi), un ponte romano sul Duraton, le mura medievali e la chiesa 'gemella' di San Martin.

L'abside della chiesa di San Martin è 'emigrata' nel 1957 negli Stati Uniti al Museo d'arte Metropolitana di New York nel cosiddetto "the Cloister" ove si eseguono spesso concerti.

Negli anni 20 il chiostro, il refettorio e la sala del capitolo del monastero cistercense di Santa María la Real de Sacramenia erano già espatriati negli Stati Uniti a Miami per essere utilizzati come sala per banchetti.

Va dato atto alla Spagna moderna di aver decisamente invertito questa politica culturale.

Abbiamo ammirato uno sforzo notevolissimo del governo centrale e regionale spagnolo per consolidare, rendere fruibile e valorizzare l'immenso e splendido patrimonio Romanico della provincia di Segovia. Gli interventi riguardano non solo le 'mirabilia' dei centri delle città, ma anche i piccoli centri e le innumerevoli 'ermitas' campestri.

Gli interventi sono effettuati con accuratezza e rispetto storico e siamo certi che nel tempo premieranno la lungimiranza dei governi che hanno investito notevoli risorse in questa operazione, a vantaggio della Spagna e di tutta l'Europa.