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Fresno el Viejo
Chiesa di San Juan Bautista



Fresno el Viejo è un paese agricolo, non lontano da Avila, di quasi mille abitanti.
Per chi non conosce lo spagnolo, fresno significa frassino. Il paese si trova tra le provincie di Valladolid, Avila e Salamanca.

Venne a trovarsi, nei primi anni della 'reconquista' nella terra di nessuno contesa tra Arabi e Cristiani.
Dopo i primi successi della 'reconquista' divenne strategico consolidare questi territori e la Regina, Donna Urraca di Castiglia, pensò di affidare il compito di popolare questi territori agli Ospitalieri di San Giovanni donando loro un vasto territorio sottratto agli arabi.

La chiesa dedicata a San Giovanni Battista è una testimonianza di questo capitolo della storia legata alla 'reconquista' e al consolidamento delle conquiste del Regno di Castiglia e Leon.

Donna Urraca di Castiglia meriterebbe ben più di una citazione.

Come Matilde di Canossa o Alienor (Eleonora) d'Aquitania, fu una di quelle grandi donne del medioevo che seppero - con grande intelligenza e un pizzico di fortuna - lasciare un segno profondo in tempi difficili.

Si trovò a destreggiarsi negli anni della reconquista tra mariti più o meno desiderati, alleanze e matrimoni non sempre coincidenti, ragioni del cuore in competizione con la ragion di stato, matrimoni indesiderati sconsiderati infelici o annullati, sorelle e sorellastre, veleni e lusinghe...

Ed è Lei, Donna Urraca, ritratta sulla volta dell'abside di San Giovanni Battista, a donare queste terre agli Ospitalieri l'11 novembre 1116.

La chiesa di San Giovanni Battista è uno splendido esempio di romanico-mudejar.

Come ci ha spiegato il gentilissimo parroco di Fresno El Viejo (che ringraziamo vivamente: ci ha accolto anche se non ci eravamo annunciati, ci ha aperto la chiesa e accompagnato nella vista) il termine 'mudejar' è praticamente il contrario di 'morisco': indica maestranze arabe che lavorano per i nuovi padroni cristiani. (Opera del parroco sono anche i cartelli, che abbiamo riprodotto, che spiegano gli affreschi parecchio danneggiati dell'abside).

Il modo arabo di costruire lo si vede subito: le strutture portanti non sono possenti muri maestri come nelle chiese romaniche alle quali siamo abituati, ma successioni di archi che gli Arabi avevano intuito capaci di supportare il peso di strutture di grandi dimensioni con un netto vantaggio in termini di costi e stabilità.

Un'idea che si può apprezzare anche in Sicilia (La Zisa e lo stesso Palazzo Reale di Palermo usano la stessa soluzione architettonica) e nel sud della Spagna. Un'idea che farà  molta strada e esploderà  in tutta Europa con lo stile gotico che affida esclusivamente all'arco e non ai muri la funzione portante.

Un'altra dimostrazione che le buone idee hanno gambe proprie e fanno comunque strada...

All'interno della chiesa sono sopravissute alcune decorazioni affidate ai posteri dai tagliapietra del XII secolo: in particolare due sirene bicaudate che si trovano sui capitelli che consentono l'accesso al presbiterio dalla navata laterale.

Una di esse è senza testa (ha certamente vissuto un'esistenza avventurosa...) e l'altra ha una testa vagamente maschile.

Ma è il posto dove si trovano che ci fornisce un'indicazione importante sul loro significato.

Sembrano dire
'Attenti, state per entrare in un luogo con una diversa natura, un luogo sacro: attraversando questa soglia pur restando uomini e donne potrete sentirvi parte del divino, come noi siamo esseri umani e nello stesso tempo esseri acquatici'.