Viaggi nello spazio e nel tempo 
Time & Space Travels
Duratón
Nuestra Señora de la Asunción


La splendida chiesa romanica di Duraton, un centro di meno di 100 abitanti, si trova nel municipio di Sepùlveda, in Castilla y Leon.

Il tempio si trova un po' fuori dell'abitato, alla confluenza del Rio Duraton col Rio Serrano. Nell'area gli archeologi hanno ritrovato un gran numero di sepolture visigote e testimonianze romane: una ulteriore dimostrazione del fatto che - possono cambiare dominazioni e religioni - ma i luoghi sacri sono sempre gli stessi.

La zona fu strappata agli arabi intorno al 1010.
Venne pertanto a trovarsi nelle 'retrovie' durante la fase più attiva della 'reconquista' del XIII secolo, nel periodo nel quale la chiesa romanica fu costruita.

E' probabile perciò che la sua funzione fosse anche quella di 'confermare' agli abitanti che i nuovi padroni cristiani non avevano nulla da invidiare agli arabi: questo spiega lo splendido apparato decorativo che adorna la chiesa e che porta con orgoglio le ingiurie del tempo (e forse degli uomini...).

Il tempio, esempio di romanico rurale Segoviano, è avvolto su due lati da un magnifico portico che lo rendeva sede naturale della vita civile oltre che religiosa.

Le decorazioni sono sui capitelli, sui 'canecillos' (i modiglioni a supporto delle travature) e sulle metope tra un modiglione e l'altro. Spicca il portale del portico con arco dentato, segno evidente di contaminazione araba.

Sui capitelli del portico fa bella mostra di se una sirena a due code accostata alla narrazione di varie altre vicende incise dai tagliapietra di quasi mille anni fa.

Oltre al capitello della sirena vi è un capitello che illustra la visita dei Re Magi (ognuno col suo nome inciso: sopra a Gaspare vi è pure un'altra iscrizione che non abbiamo saputo decifrare...)

Vi sono poi scene nelle quali un centauro arciere scaglia una freccia contro un grifo, un soldato in cotta di maglia che si confronta con una creatura squamosa, un altro San Giuseppe (sempre in posa meditativa e col bastone in mano!), una bellissima natività nella quale la Madonna è assistita da due donne (forse proto-ostetriche), e poi arpie, capre tra i tralci ...

Le metope ci mostrano la quotidianità della vita del XIII secolo: contadini che lavorano la vigna e falciano il grano, soldati che combattono tra loro, lotte con grifi, tori, un dromedario, Sansone che smascella il leone (presente anche sulla finestra dell'abside), un curioso angelo a quattro ali (?) che s'aggiusta una sorta di bavaglino, uomini a cavallo, un pavone...

Va tenuto conto che quelli che noi ora chiamiamo 'animali immaginari' per gli uomini del milleduecento erano assolutamente reali: nessuno avrebbe messo in discussione il fatto che i fiumi fossero popolati da sirene bicaudate o che fosse improbabile incontarre un basilisco o incappare in un grifo vendicatico.

Questi animali vivevano nei racconti di predicatori, viaggiatori e cantastorie che, nella complice cornice del porticato raccontavano agli stanchi contadini le loro storie, saziando la sete di immaginario delle genti del tempo. La cosa impressionante è che le stesse storie, gli stessi animali - forse ad eccezione del dromedario che risponde a una nota locale - sono presenti in tutta Europa, in tempi nei quali l'informazione non circolava grazie ad internet ma viaggiava sulle gambe di instancabili viaggiatori.

Di quella quotidianità fanno parte i 'canecillos' più alti dove possiamo trovare le donne che spennano un volatile accanto a una sirena (monocaudata stavolta...) un cane che divora un pesce e musicisti (molto ricorrenti in Spagna) con i loro bravi strumenti a corda.

Su tutto vigilano le cicogne.