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Cheux
Chiesa di Saint Vigor


La chiesa di Cheux (Normandia, Francia) è uno splendido esempio di romanico.

La chiesa è dedicata al santo Vigor, vescovo di Bayeux, morto nel 537.

Il prelato - secondo la tradizione - armato di croce avrebbe ammansito un drago che operava nella sua diocesi al punto che la Bestia lo avrebbe poi seguito al guinzaglio della sua stola.
Al santo vescovo poi, per riconoscenza, sarebbe stato regalato un terreno sul quale egli avrebbe fatto edificare una chiesa che divenne poi l'Abbazia di Cerisy-la-Forêt.

San Vigor rappresenta pertanto un culto profondamente locale, precedente la conquista Normanna, fatto proprio poi dai Normanni che comunque già alla fine dell'XI secolo risultavano profondamente integrati e indistinguibili dalla popolazione autoctona.

Probabilmente la chiesa di Cheux risale alla fine del dodicesimo secolo: cent'anni più giovane della abbazia di Saint Georges de Boscherville e i capitelli all'interno della chiesa testimoniano uno stile romanico più 'maturo' rispetto quella.

I volti delle persone (e il muso degli animali) hanno meno denti in evidenza, sirene bicaudate e oranti sono decisamente più 'rotondi' e simili a quelli che si possono vedere in Italia o in Spagna: l'elemento Vichingo sembra stemperarsi nel più classico stile romanico.

I capitelli all'interno della chiesa (non sempre facili da leggere) sono decisamente più riconoscibili e riconducibili ai temi ricorrenti della decorazione romanica.

Oltre alle classiche e ben riconoscibili sirene bicaudate, i capitelli ci parlan di Daniele nella fossa dei leoni, San Vigor che armato di croce ammansisce il dragone, scene di lotta, cacciata dal paradiso terrestre, oranti, battaglie, pesche miracolose ....

Ma sono presenti anche elementi greco-latini quali la cavalcata del pesce, la cavalcata del basilisco, una inconsueta crocefissione con intorno di cherubini.

Ma è sui modiglioni all'esterno che il cuore franco-normanno-romanico da il meglio di se.

A prima vista i modiglioni del tiburio della chiesa di San Vigor sembrano normali decorazioni: ad oltre venti metri d'altezza i nostri occhi distinguono soltanto dei puntini decorati.

Ma se si usa un teleobiettivo e li si guarda "da vicino" si scopre quanto i tagliapietra si siano sbizzarriti: vi appaiono sirene bicaudate, tenere scene di madri con bambino, amanti che si baciano.

Ma anche scene di omini col pene tra le mani e divinità femminili legate alla fertilità che aprono orgogliosamente la vulva: qualcuno vuole che sia Sheela Na Gig, dea anglosassone della fertilità, relativamente comune in Irlanda e Inghilterra.

C'è stata insomma una osmosi di immaginario favorita dalla conquista Normanna dell'inghilterra (Sheela Na Gig viene addirittura dalla verde Irlanda).

Le storie passano in entrambi i sensi dal mondo greco-latino a quello celtico e i nostri tagliapietra medievali non buttano nulla: il bisogno di immaginario è così forte da far coesistere elementi di culture molto differenti, purchè vi sia materiale per i racconti nelle lunghe sere d'inverno senza televisione.