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BOSCHERVILLE - Abbazia di Saint Georges

La abbazia di Saint-Georges de Boscherville in Normandia consente un viaggio nel passato paragonabile al tappeto di Baieux.

E' un meraviglioso esempio di stile romanico e normanno, circondato da uno dei migliori giardini storici di Francia (4 ettari).

Costruita tra il 1080 e il 1125 ha conservato nella pietra tracce importanti del modo di pensare e di vivere di quegli anni.

L'abbazia, gestita dai monaci benedettini e in seguito dai mauristi, sorge su precedenti insediamenti religiosi che risalgono al primo secolo.

Tra gli abati che hanno retto l'abbazia figurano due membri della famiglia italiana degli Estensi (ma probabilmente costoro non hanno mai neppure visitato l'abbazia...)

I capitelli della navata della chiesa, i modiglioni figurati e le decorazioni della sala del capitolo sono un magnifico saggio sul medioevo normanno.

I temi sono quelli comuni a tutto il romanico europeo: animali dei bestiari, scene bibliche e liberi racconti di tagliapietra industriosi. L'intento delle sculture era quello di confermare la fede di coloro che osservavano, dando forma di pietra a quanto chierici erranti, preti, cantastorie e semplici viaggiatori raccontavano nelle lunghe sere d'inverno intorno ai focolari.

Se i temi sono comuni, gli animali e le scene rappresentate sono tecnicamente molto diverse dal disegno quasi standardizzato che si può riscontrare nelle pievi italiane o in quelle ai margini delle grandi strade medievali (via Francigena, camino de Santiago, ...): evidentemente in Normandia non si erano formati quei gruppi di artigiani specializzati nella decorazione di cattedrali e pievi (uno per tutti, i maestri Campionesi) che operavano in gran parte d'Europa.

I capitelli sono illustrati da tagliapietra locali che ricevono consegne molto simili a quelle degli altri "colleghi" italiani ed europei, ma possono basarsi su pochi o nessun esempio. Anche perchè l'immaginario locale non affonda le radici in una pluricentenaria cultura greco-latina-cristiana.
La conversione al cristianesimo è recente e sono ancora ben presenti le divinità vichinghe e locali in qualche modo riciclate nella nuova fede.

Coloro che hanno familiarità con le pievi e le cattedrali italiane di quel periodo noteranno l'assenza degli elementi del mondo greco-latino nelle decorazioni, sostituita da un potente immaginario normanno: i serpenti assomigliano alle prue delle navi vichinghe, gli uomini indossano vestiti a striscie orizzontali (probabilmente vestiti imbottiti per resiste a colpi d'arma bianca...) che li rende simili al Bibendum (l'omino - mascotte dell'azienda produttrice di pneumatici Michelin).

I capitelli sono in pietra locale ricavata della valle della Senna: un calcare bianco che include pietre nere di origine vulcanica.

Tra i capitelli spuntano cinghiali, sacrifici di Isacco, l'uomo barbuto (vedere la chiesa di S.Flaviano), monaci benedicenti, figure femminili di martiri (con gonna plissettata e lunghe trecce), uomini che combattono il serpente del vizio, manticore, centauri arcieri, e - non potevano mancare - interpretazioni locali di sirene bicaudate (mani e pinne sono rese con ventagli simili a quelli che si possono vedere a San Paolo in Vendaso).

Si può ammirare uno stupendo omino assalito da un basilisco con accanto una donnola (l'unico animale capace di aver ragione del basilisco), suonatori di corno, donne dalle lunghe trecce, discussioni con l'asino, anfisbene, ...

Ma è sui modiglioni (i supporti in pietra delle travi che reggono il tetto) che i tagliapietra danno il meglio di sè (forse erano meno legati a richieste particolali del comittente) e spuntano figure un po' inquietanti, molto diverse da quelle greco-latine presenti in Italia, probabilmente figure immerse nella cultura normanna.

Non sempre questi racconti di pietra sono interpretabili: i tagliapietra che hanno realizzato queste opere erano probabilmente analfabeti e non si curavano certo di lasciarci adeguata documentazione. E il tempo spesso ha degradato la loro opera aggiungendo difficolta' di interpreatazione.

Queste figure parlavano ai contemporanei con la vivacità con la quale un bel film può parlare a noi: certamente moltissimi dettagli ci sfuggono ma riescono sicuramente a intrigarci e affascinarci.

Una descrizione a parte meritano le decorazioni della sala capitolare.

All'ingresso, su un pilastro, sono rappresentate tre grandi figure: un inquietante suicida che sta taglindosi la gola, una bella signora con lunghe trecce e un prelato.

Il suicida reca un cartiglio che recita EGO MOR HOMN JUGULO CORRIPIO (io sono la morte e taglio la gola agli uomini), la bella signora porta sul cartiglio la scritta VITA BEATA VOCOR (mi chiamano vita beata) mentre il prelato reca la scritta FILI SUSCIPE DISCIPLINAM (o figlioli imparate la disciplina).

Le tre statue dovevano ricordare ai frati che entravano nel locale del capitolo l'ineluttabilità della morte e l'opportunità di optare per la vita beata (vita eterna). Ovviamente la scelta tra la bella signora e il suicida doveva risultare quasi scontata, ma il prezzo della bella signora era l'obbedienza all'abate. (l'abbazia disponeva anche di una prigione dove i frati monelli erano ospiti...).

Nel capitolo vi sono poi altri capitelli di grande interesse legati alla musica. A differenza di Strasburgo (dove i musicisti sono rappresentati con corpo di animale) a Boscherville alla musica viene riconosciuto un ruolo importante: sono i sacerdoti al suono dei corni che con l'arca dell'alleanza provocano la caduta delle mura di Gerico. Un capitello rappresenta re Davide che suona un rudimentale carillon (un serie di campanelli sospesi).

Ma il valore positivo della musica è minato dall'uso improprio: una formella rappresenta un asino che suona l'arpa (la rappresentazione ad asino era riservata in genere agli eretici...). Ma più che di eresie musicali pare che i buoni frati fossero spesso colpevoli di comporre canzoni sconce... e il castigo dell'abate rimetteva tutti in riga!

Altri capitelli rendono omaggio del santo più popolare, Sant'Uberto, patrono di cacciatori (il suo simbolo è il cervo con la croce tra le corna. Nel mondo greco-latino il cervo con la croce è invece attributo di Sant'Eustachio)