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BOLOGNA
Chiesa di Santo Stefano o delle Sette Chiese


Il complesso bolognese di Santo Stefano o delle sette chiese è sicuramente uno dei più intriganti monumenti italiani.

La basilica avrebbe dovuto imitare il Santo Sepolcro di Gerusalemme, offrendo ai pellegrini una comoda alternativa al pericoloso viaggio in terrasanta. Come si vede, l'istinto che ha portato a costruire l' "Italia in miniatura" ha qui le sue radici...

E son radici ben profonde visto che al complesso si cominciò a lavorare fin dai tempi di Petronio (santo vescovo di Bologna tra il 431 e il 450) che era stato eremita in terrasanta e voleva offrire ai suoi concittadini le stesse emozioni che lui aveva provato.
Qui il santo vescovo aveva quindi riconvertito allo scopo un preesistente tempio alla dea Iside. E qui dopo la morte il santo vescovo ha riposato, in una cella sormontata da un altare con pulpito, fino all'anno 2000 quando il cardinal Biffi lo ha obbligato a traslocare nella cattedrale a lui stesso intitolata.

Dal quinto secolo ad oggi le chiese si sono accavallate, confuse, mescolate...
Vi hanno lavorato bizantini, longobardi, franchi fino alla devastazione dovuta al passaggio degli Ungari intorno al X secolo e poi risistemata a cura dei benedettini e poi ancora... fino ai nostri giorni.
Uno straordinario compendio della storia d'Italia dove arte, religione, potere e devozione hanno lasciato tracce non sempre facili da leggere come non è sempre facile da capire la nostra storia.

Il momento peggiore per il complesso di Santo Stefano, pare, sia stato intorno all'anno di grazia 1400.

Nel corso di restauri nell'anno 1141 era stato scoperto un sepolcro paleocristiano, sotto il pavimento della chiesa dei santi Vitale e Agricola, recante la scritta "Symon".
Tutti - a Bologna - decisero trattarsi della tomba di Simon Pietro apostolo e primo papa e cambiarono la dedicazione della chiesa da Santi Agricola e Vitale a San Pietro.

La notizia che il Principe degli Apostoli riposasse a Bologna invece che a Roma si diffuse largamente fino al 1400.
La presunta tomba bolognese di San Pietro ebbe l'effetto di depistare da Roma il flusso dei pellegrini.
Nella Città Santa osti, locandieri, negozianti, addetti al turismo dell'epoca (ma anche borseggiatori e prostitute...) presero a lamentarsi: i pellegrini nordici infatti s'arrestavano sulla tomba di San Pietro in Bologna invece che proseguire fin sulle rive del Tevere e tornavano nei loro paesi soddisfatti e carchi d'indulgenze.

Papa Eugenio IV con grande solerzia ordinò che la chiesa fosse sconsacrata, le porte murate e la traslazione della tomba di Simone in luogo segreto.
Così le torme di pellegrini ripresero la strada della Città Eterna.
Solo dopo circa settanta anni, nel 1493, il papa Alessandro VI permise di ripristinare l'edificio a patto che tornasse ad essere la chiesa dei Santi Agricola e Vitale e di San Pietro non se ne parlasse più.

Nel complesso di Santo Stefano storie e leggende continuano ad accavallarsi per secoli.

Mura, capitelli, chiostri e navate continuano a parlarci e raccontarci le storie che dai tempi di Iside ai nostri giorni si sono confuse.
E lo splendido capitello con quattro sirene bicaudate nella chiesa del Martyrium, dove ognuna regge la coda delle altre, sembra guardarci con la leggerezza e la simpatia tipica dei Bolognesi, capaci di cogliere il meglio da ogni situazione e esprimerlo in un improvvisato concerto jazz sotto le torri pendenti con tanto di balli sudamericani.