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GINEVRA - Cattedrale di San Pietro

La splendida Ginevra, sede dei modernissimi laboratori dei ricerca del CERN, rivela un importante passato nella sua cattedrale di San Pietro che da un rilievo domina la città.

I lavori della cattedrale ebbero inizio a metà del dodicesimo secolo e durarono all'incirca un secolo e mezzo.

I capitelli che la decorano ci parlano di un medioevo che dal romanico passa al gotico.
I simboli rappresentati non sono più "grezzi" come nella maggior parte delle chiese romaniche d'Italia.
I tagliapietra non sono più gli artigiani che scendavano dalle valli comasche o da Campione per decorare le Pievi di Toscana o d'Emilia.
Sono degli "artisti" capaci di drappeggiare eleganti abiti femminili plissettati alla moda del XII secolo e di rappresentare 'colte' chimere con la canonica testa di capra che spunta dalla schiena di leone.

I temi rappresentati sono quelli 'classici' delle cattedrali romaniche: animali dei bestiari incaricati di supportare visivamente le prediche dei prelati, scene bibliche e qualche monito ai fedeli.

Proprio le tre sirene bicaudate della cattedrale ci danno una immagine plastica di questo periodo.
Quella sulla parete meridionale, forse la più antica, ha caratteri simili a quelle che popolano le pievi italiane: grandi mani un po' naif e una dimensione in cui l'orrizzontale prevale sul verticale.
La sirena a due code sul pilastro d'ingresso (che reca ancora tracce di colore) è invece più "verticale", decisamente più curata ed elaborata nel taglio.
Quella invece sul pilastro vicino all'altare è quasi 'gotica': più verticale che orizzontale, essenziale, magra e ossuta...

Bellissimo il capitello di Daniele: il profeta Abacuc se ne stava tranquillo per la Giudea quando viene incaricato da Dio di alimentare Daniele che soggiorna a Babilonia nella fossa dei leoni. Alle sue proteste (dice di non sapere la strada per Babilonia e comunque non aver idea di dove sia la fossa dei leoni) viene preso per i capelli dall'angelo che in un baleno lo porta a destinazione.

Nel pilastro di Erode (che regge per i capelli la testa di Giovanni Battista) trovano ospitalità la ballerina Salomè (sulla sinistra) che verrà ricompensata con la testa del Battista, una splendida chimera, un povero credente che morde la coda di un drago che a sua volta contrattacca, Gesù Cristo che regge un libro con accanto un angelo che a sua volta ne reca un altro (notare che l'angelo, secondo i dettami della tradizione romano-bizantina, reca doni con le mani coperte), uno splendido Satana con la testa sul torace (che ricorda un blemma), i simboli degli evangelisti Luca e Marco e due angeli che recano doni ... al nulla: la figura tra i due angeli non è piaciuta a ai Riformatori che hanno deciso di scalpellarla!

Interessante è anche il pilastro di Abramo intento al sacrificio del figlio Isacco tenendolo sempre per i capelli (gli svizzeri del medioevo avevano una forte propensione per la presa sui capelli...).
La mano divina interviene per fermare il figlicidio. Sulla destra la madre Sara, con la mano sul ventre (forse a ricordare la sua gravidanza tardiva e miracolosa) e la schiava Agar che regge in braccio il figlio Ismaele. Le due donne indossano un abito lungo plissettato alla moda del 1150, reso mirabilmente dall'artista che ha scolpito il capitello (quasi offensivo chiamarlo semplicemente 'tagliapietra'!).
Nello stesso pilastro trovano posto una scena di matrimonio, presumibilmente una rappresentazione dell'amore sacro tra Cristo e la Chiesa. La sposa è accompagnata da una damigella mentre lo sposo ha per testimone San Pietro. Entrambe le donne indossano per l'occasione una elegante gonna plissettata. Un posto di rilievo è riservato pure al profeta Melchisedech (con cartiglio) che reca in mano un calice e l'ostia.

In un altro pilastro sono presenti monaci con corpo d'animale, probabilmente fautori di qualche eresia (Come si può vedere anche Parma o a Strasburgo, la Chiesa era solita rappresentare con corpo di animale coloro che condannava...).

Nel pilastro della Resurrezione, dove un angelo reca il cartiglio affermante la resurrezione, sono presenti le pie donne che trovarono il sepolcro vuoto e, sulla sinistra, un vescovo. Probabilmente si tratta di Arducius de Faucigny, vescovo di Ginevra tra il 1135 e il 1185, il committente della cattedrale. Sullo stesso pilastro vi sono rappresentati due pellegrini: uno reca sulla spalla la conchiglia, simbolo del pellegrinaggio a san Giacomo di Compostela.

Leoni, arpie, grifi, acrobati e Sansone che smascella il leone arrichiscono altri capitelli.

Tra i rilievi uno rappresenta dei bambini, tra cui uno con la palla in mano. Pare infatti che nel dodicesimo secolo si usasse festeggiare la resurrezione nella cattedrale con giochi (compreso il gioco a palla) e danze a cui partecipavano anche i prelati.

L'impianto decorativo della cattedrale è stato drasticamente depauperato dalla Riforma che ha eliminato tutto ciò che non rispettava l'ortodossia Riformatrice: a partire dal 1541 per quasi vent'anni Calvino operò dalla cattedrale di San Pietro. Calvino diresse l'organizzazione di Ginevra fino alla sua morte nel 1564.

Si chiudeva il medioevo.