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Capo di Ponte
Pieve di San Siro e monastero di San Salvatore


'Non ci si deve innamorare delle sirene: conoscono il futuro e il passato ma non il presente!'
Così - ci narra la bravissima guida della ProLoco di Capo di Ponte - dicevano i vecchi del paese.

Forse non è un caso: a Capo di Ponte il presente tende a sciogliersi tra le incisioni rupestri che si perdono nell'età del bronzo, singolarità geografiche dei luoghi e testimonianze medievali. E le sirene vigilano sulla magia di questo luogo della Val Camonica dal portale della chiesa di San Siro e dai capitelli del Monastero di San Salvatore.

La Pieve di San Siro, edificata poco dopo l'anno 1000, domina il paese di Capo di Ponte.

La chiesa ha l'abside rivolta ad est e la facciata... semplicemente manca: non c'era spazio perché la chiesa è appoggiata alla montagna.

Sul lato verso sud (il lato dei vivi...) uno splendido portale reca sull'architrave d'ingresso la scritta "HINC DS INTRANTES AD TE BNDIC PROPERANTES" (Benedici o Dio coloro che da qui entrano e verso di te s'affrettano).

A destra e a sinistra del portale, due capitelli: uno decorato con sirene bicaudate e l'altro con "anfisbene" (sorta di serpenti alati a due teste).

Animali alati e motivi vegetali si rincorrono sul portale (c'è anche una lucertolina sulla destra appena sotto l'architrave).
Il sottotetto ad archetti è decorato con teste umane e di animali alla base degli archi. La chiesa è divisa in tre navate che nascono direttamente dalla viva roccia della montagna, sorrette da colonne ed archi.

Gli archi tra le navate non sono uguali ma decrescenti via via che ci si allontana dall'altare. Lo stratagemma fa si che la chiesa, vista dall'altare, sembri molto più grande di quel che è in realtà. Del resto la viva roccia impediva una maggiore profondità della navata...
(un "tromp-oeil" dell'anno mille!).

Sopravvivono decorazioni pittoriche tra le quali un Giovanni Battista che battezza... una donna.
La cripta testimonia quella che probabilmente fu una chiesa preesistente del periodo longobardo.

Dalla pieve di San Siro si scorge, a circa un chilometro, il Monastero di San Salvatore, sull'altro lato della vallata.

La chiesa del Monastero di San Salvatore è un altro splendido esempio di romanico.

Il Monastero fu sede di monaci di Cluny (fu donato all'ordine da Carlo Magno quando sconfisse i Longobardi). E' citato per la prima volta in una bolla papale del 1095.

Assolutamente notevoli e ben conservati i capitelli all'interno.

Sul primo a sinistra quattro sirene bicaudate con i capelli al vento intrecciano le code a ricordare l'acqua, sugli altri vi sono aquile (aria), altre anfisbene (terra), draghi (fuoco) e un personaggio rappresentato in orizzontale (forse solo per decorare adeguatamente il capitello...) vestito in modo ricco e con una palma in mano.

Intorno alla chiesa un piacevole "Giardino dei semplici" con erbe medicinali ricorda come i monaci avessero un ruolo importante nel conservare e trasmettere conoscenze di botanica.